Benvenuti Lucchetta Marco - Concorso Lagunando

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Benvenuti Lucchetta Marco

Nato nel 1974 a San Donà di Piave, laureato in ingegneria civile all’Università di Padova. Lavoro nella Pubblica Amministrazione. Sposato con una figlia piccola (cinque anni) scrivo poesie fin da giovane. Da poco ho scoperto il mondo dei concorsi, dove ho già ricevuto qualche riconoscimento.
LIO PICCOLO






Sparse
case emerse dalle liquide
solitudini,
muri salmastri
gridano dall’abisso
storie
quotidiane di fatica
e silenzio.
Frugali
ricordi di foto lontane
eppur vive e vicine,
volti sbiaditi
nel passar della bruma
tra le ombre del cortile,
gocce che cadono sulla polvere
come lacrime d’un pianto antico.
Così il cielo è un cangiar di luci
come vaghe,
vivaldiane melodie
e s’unisce alle valli
in un infinito
orizzonte,
tra il sonno delle tamerici
e timide
increspature lagunari.
Misterioso
è il senso d’amore delle barene,
celato
nel suo canto di morte e rinascita,
eterno
precario equilibrio tra la terra e l’acqua,
metafora
dell’uomo nella sua fragile essenza.
 RITORNO A BURANO








Solco
quest’acqua
come il passare del tempo,
quando il domani è già ieri
e fugge,
lasciando tra le dita brandelli d’angoscia.
Così giungo a Te,
tavolozza inattesa,
esplosione gioiosa di colori,
domestici fari
lanciati sulle onde fugaci
nell’attesa,
trepidante del ritorno.
Il giorno profuma di burro
e uova
e bucato steso al sole
e mani bagnate di laguna.
Le finestre
dischiudono i loro occhi all’orizzonte
cercando l’amore già lontano,
mentre vecchie barche,
ondeggiano,
sonnecchiando lungo le rive.
Si dilata il tempo, nell’attesa
e con l’amore s’intreccia
nelle sapienti trame dei merletti,
tra chiacchere soffuse
e curiosi sguardi di bimbi
nel loro passare allegro.
E nel ricamo si strugge l’amore
coprendo
paziente
ogni cosa.
TERRA DI GRONDA


Terra natia,
terra piatta,
terra strappata alle acque
col salmastro odore della fatica;
orientale
introverso confine tra l’uomo e il mare.
Ti ho accarezzato
nelle infinite estati dell’infanzia,
nella casa dei nonni che non c’è più,
hai sorriso alle mie gioie
e raccolto le mie lacrime.
Tu sei come il tempo
che fugge e non fugge,
arginata
eppure indefinita nei tuoi giorni di nebbia.
Altre vie
altre terre ho percorso,
ma il cuore riporta a te
e tra i canneti dondolati dal vento
e placidi canali,
nel tenue svaporar del tramonto,
mi distendo ad accarezzarti ancora,
con mani di uomo
ed occhi di fanciullo.
 TORCELLO


Come torri svettano
su mari di bruma,
salmastre vertigini di pietra
radici dissepolte
fuggite
al calare di brami invasori.
Madide fondamenta di terra
e astri
e sangue antico,
fraterne ossa intrecciate
all’oro
alle pietre
e a bianchi gelsomini.
Patriarcale sei assisa
nelle tue bizantine vesti di mosaico,
capitale silenziosa dell’acqua,
segreta custode di vita
e civiltà.
Perla celata tra acque protettrici
culla primordiale delle isole
approdo di libertà;
languida
nave incagliata tra sogni lontani
e pallidi riflessi di tramonto.
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