Giorgio Crescini - Concorso Lagunando

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Giorgio Crescini

Ho una formazione che non c’entra nulla con la letteratura, di tipo economico/gestionale ed Esercito come consulente aziendale.
La scrittura èun po’ il mio Hobby e ho deciso negli ultimi tempi, di dedicarmici con attitudine più professionale.

ROMANZO
 Fantasie imbrigliate



Un giovane manager, Michele Dellani, ora più   navigato dopo le prime esperienze, vivrà la propria maturità in   terra d’Africa dove un destino altalenante lo costringerà a   fronteggiare numerose sfide.

È stato da poco chiamato a dirigere un nuovo   stabilimento in Trentino, ora proprietà di una famiglia nobile della   Brianza che possiede già un pastificio in quel di Milano.

L’esponente di spicco della famiglia, il   conte Erminio Carlotti, invita Michele in villa e lo presenta ai   suoi ospiti in occasione di un ritrovo all’aperto, in giardino, come   il nuovo direttore dello stabilimento recentemente acquistato in   Trentino.

In quell’augusto consesso Michele conosce   Eleonora, la nipote del conte Erminio, che frequenterà fino a   sposarla. Avranno tre figli.

Michele fa la spola tra la Brianza, dove ha   sede il gruppo Carlotti di proprietà della famiglia del conte   Erminio Carlotti, e la nuova azienda in Trentino, appena acquistata   e rimessa in moto.

Una mattina che Michele sta in Brianza   ricompare Antonia, un amore fugace figlio della sua prima esperienza   lavorativa, sempre in Trentino in uno stabilimento vicino a quello   che ora dirige. E’ venuta apposta con il treno e con l’autobus per   dirgli che è incinta.

Seguono arrovellamenti vari fino a che,   durante un focoso amplesso in una camera d’albergo sul lago, Michele   finisce per strozzarla.

Panico… Riesce a far uscire il cadavere   dall’albergo e a farlo sparire in modo atroce in una casupola di   montagna di una sua cara zia.

Intanto, con un parallelo voluto tra discesa   morale e ascesa professionale, il conte Erminio propone a Michele di   andare a dirigere una fabbrica del gruppo appena comprata in Africa.

L’occasione per rifarsi una vita e   cancellare quella dell’assassino è ghiotta e Michele non se la fa   scappare.

L’Africa è splendida e si trova benissimo   fino a quando il conte Erminio non decide di mandargli là, per   tentare di raddrizzarlo un po’, il nipote Massimiliano, fratello di   Eleonora, moglie di Michele.

Massimiliano è un perdigiorno viziato e si   dedica ad altro, infischiandosene della fabbrica e creando problemi.   Si circonda di donnette facili e le circuisce con i suoi soldi e la   sua avvenenza. Sperpera un sacco di denaro e Michele non lo   sopporta.

Durante un litigio con la ragazza di turno   nella villa che occupa su una collina residenziale vicino al mare,   dove stanno tutti i manager delle aziende europee e americane in   candide residenze con piscina, succede il peggio.

Massimiliano fa uso di droghe e, in un   accesso d’ira, allunga le mani sulla ragazza che cade, batte la   testa sul selciato del bordo piscina e muore.

La tradizione tribale vuole che Massimiliano   sia punito, così riceve una sonora lezione da due balordi incaricati   dal signorotto locale che è diventato grande amico di Michele.

Massimiliano viene massacrato di botte e   questo provocherà l’ira del conte Erminio che gli aveva affidato il   nipote e lo riterrà indirettamente responsabile dell’accaduto.

Ma la vendetta della famiglia della ragazza   uccisa da Massimiliano reclama ancora sangue. Il fratello di lei   ucciderà Massimiliano in un agguato notturno, senza che il   signorotto locale sappia e senza il suo beneplacito, sempre   necessario in queste comunità.

Ne seguono reazioni fortissime da parte del   conte Erminio che è intenzionato a rimuovere Michele dall’azienda   africana e sta pensando di alienare le attività in terra d’Africa   perché non ne vuole più sapere di gente così crudele che gli ha   ammazzato il nipote.

Torniamo un po’ indietro: prima che il conte   Erminio rilevasse l’azienda in Africa da una multinazionale, il   signorotto locale aveva messo in piedi un commercio internazionale   di stupefacenti che transitavano ben nascosti nelle confezioni dei   prodotti che uscivano dalla fabbrica, ora diretta da Michele, ed   entravano in Europa via nave, nei container.

Appena entrati in confidenza, il signorotto   locale propone a Michele di continuare il traffico di droga, che   sarà molto redditizio per la famiglia del conte Erminio (ignara dei   traffici ma ben disposta verso i proventi) oltre che per le tasche   di tutti i personaggi coinvolti. Tutto avviene ovviamente   all’insaputa del conte Erminio. Per tanto, nel momento in cui il   conte Erminio sembra deciso ad alienare la fabbrica africana, si   pone il problema del traffico di droga.

Il signorotto locale, e più ancora il   governatore della regione, non vogliono assolutamente rinunciare ai   proventi del traffico di droga. Il signorotto locale lo fa capire a   Michele, quasi minacciandolo: gli interessi in ballo sono troppo   grandi, ormai, e la macchina non si può fermare.

Michele teme per la vita sua e dei suoi   cari: i trafficanti, infatti, sono disposti a tutto pur di non   rinunciare alla copertura dell’azienda, ora della famiglia Carlotti.   Se il conte Erminio rimuoverà Michele dall’azienda africana, cosa   ormai certa, e v’insidierà un giovane onesto e addomesticabile o se   addirittura sceglierà di vendere, la droga non potrà più transitare   per la fabbrica e Michele e i suoi sporchi traffici saranno   smascherati.

Per evitare tutto questo, Michele, aiutato   dal signorotto locale, decide allora di eliminare il conte Erminio,   il padre di sua moglie. Dall’Africa vengono mandati in Italia due   ragazzi esperti che il signorotto locale e il governatore utilizzano   sovente come sicari.

Tolto di mezzo anche il conte Erminio,   Michele acquisisce maggior potere all’interno del gruppo Carlotti   che ora ha urgente bisogno di una persona capace di dirigerne le   attività. Il candidato ideale a sostituire il conte Erminio è lui.   Ne è convinta anche la moglie Eleonora, che confida enormemente   nelle capacità del marito.

Si ripete il parallelo tra discesa morale e   ascesa professionale: l’eliminazione del conte Erminio consegna   nelle mani di Michele le redini del gruppo.

Succede un fatto nuovo: in Africa Michele   conosce un prete francese che dirige una missione cattolica non   molto lontana da dove vive. L’amicizia tra il vecchio prete e   l’arrembante Michele si consolida e inizia così per lui un lento   percorso di redenzione.

Se non che il governatore della regione   vuole allargare il giro e affiancare alla droga il commercio d’armi.

Michele e il signorotto locale fingono di   stare al gioco e si recano al Cairo per discutere con i capi   dell’organizzazione che vuole servirsi della copertura dell’azienda   del gruppo Carlotti per veicolare armi di contrabbando nascondendole   nei container. Il signorotto locale, ormai amico di Michele, non ci   sta. Vendere armi che probabilmente uccideranno tanti giovani   africani non fa per lui.

In una sorta di giustificazione morale   spicciola, il signorotto locale pensa che una cosa sia vendere droga   ai ricchi viziati in Europa, per i loro capricci, e cosa ben   differente vendere armi a governi che spargeranno il sangue dei   fratelli africani, e non solo.

Michele, la cui condotta inizia a risentire   i benefici della recente conversione al bene suggerita dall’esempio   sublime del prete francese, è d’accordo con il signorotto locale nel   rifiutarsi di cedere al commercio d’armi. I due, tuttavia, sanno che   i commercianti d’armi non accetteranno un rifiuto.

Il signorotto locale, infatti, per questo   suo rifiuto verrà crudelmente punito con la morte, in una notte   maledetta nella quale i ranger lo ammazzeranno nel suo letto. Il   fido assistente del signorotto, anche lui ormai più amico di Michele   che dei loschi traffici, la stessa notte informa Michele che lo   stanno venendo a prendere, perché la prossima vittima sarà lui.

Michele riesce a fuggire rocambolescamente   dall’Africa approfittando della copertura della missione, dove si   rifugia per un paio di giorni prima che un elicottero, e poi un   aereo, lo prelevino per portarlo a Zurigo.

La decisione, che varrà per lui   sopravvivenza, è quella di sparire e cambiare identità, fuggendo in   qualche paese lontano, magari nei Caraibi o in Sudamerica. Sa   benissimo che il suo sgambetto ai commercianti d’armi sarebbe punito   con la morte.

Lascia tutti i suoi soldi sporchi, svariati   milioni di dollari, nelle mani dell’amico prete perché li usi a fin   di bene (già da un po’ Michele finanziava opere e attività presso la   missione cattolica) e sparisce per sempre dall’Africa per rivivere   una seconda vita, nuova, senza più commettere ignominie, in un nuovo   paese, con un nuovo nome e un’altra identità (questa seconda vita,   fino alla morte, viene raccontata in un altro mio romanzo).

  Nella presente antologia è stata riportata solo la presentazione del romanzo.

Per l’Opera completa contattare l’Autore.

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