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Carla Barison 2022
LAGUNANDO 2022 > selezionati 2022
Carla Barison
Nata a Venezia la scrittura è stata la mia medicina e la mia compagna, fogli sparsi racchiusi in una valigia, fogli che mi hanno aiutato a sopravvivere.

ORTI DEI DOGI
RACCONTI
NON CHIEDETEMI DI PERDONARE





Era una mattina di inizio estate, una voce di donna mi svegliò e disse “Giulia ora sei al sicuro, stai tranquilla, sono la Dott.ssa Milani e sei in ospedale, non aver paura perché ci siamo tutti noi a proteggerti e curarti”.
Ce l’avevo fatta anche questa volta a non morire, ero sopravvissuta alle percosse di quel folle che mi aveva sposata, un uomo senza pietà, un mostro.
Non riuscivo neppure a muovere le gambe perché sentivo male, facevo fatica a respirare, sicuramente avevo qualche costola rotta, non riuscivo a vedere, i miei occhi erano talmente gonfi dai pugni che mi aveva dato.
La Dott.ssa mi disse “Giulia sei in grado di parlare?” le risposi di sì, la voce era l’unica cosa che mi era rimasta intatta.
“Giulia fra poco arriverà la Polizia ad interrogarti, devi dire tutto quello che ti è successo ora non puoi più mentire, lui deve pagare per come ti ha ridotta, non devi più aver paura di lui e delle sue ritorsioni, devi vivere e per te, vedrai, incomincerà una nuova vita”.
Alcune lacrime mi scesero lungo il viso, le sentivo scorrere fredde e fermarsi sul cuscino.
La Dott.ssa mi tamponò gli occhi con una garza imbevuta d’acqua fredda per non farmi male e disse “Non piangere Giulietta, ora devi sorridere alla vita, tira fuori la tua rabbia e non avere pietà per quell’essere infame”.
Mi calmai e ripromisi a me stessa che quelle sarebbero state le ultime lacrime, che dovevo vendicarmi e raccontare. Sentivo una forza dentro me che mai avevo avuto, ero stanca di mentire per assecondarlo, di dire che ero caduta dalle scale, che avevo preso una botta sulla porta, che per strada ero inciampata rovinosamente.
Mentivo, mentivo sempre perché da una lato avevo paura di lui e dall’altro speravo che cambiasse. Ogni volta era la stessa storia “Tesoro ti sei comportata male, hai fatto una cosa che non dovevi, ma io ti amo e voglio solo il tuo bene, vedrai che questa sarà l’ultima volta, ti chiedo scusa, non ti farò più del male, te lo prometto”.
Promesse scritte sul ghiaccio perché, appena facevo qualche cosa che secondo lui non andava bene, mi bastonava con rabbia, cercavo di proteggermi il viso con le braccia, ma lui mi prendeva per i capelli e mi buttava a terra prendendomi a calci, finchè la sua rabbia non si spegnava.
Non avevo più dignità, avevo perso ogni speranza che lui potesse cambiare e così cercavo “di fare la buona e brava bambina” come voleva lui, per non prendere le botte.
Chiesi alla Dott.ssa Milani che per un’ora non volevo vedere nessuno, volevo stare sola.
La Dott.ssa mi diede il campanello in mano, per qualsiasi necessità avessi e mi salutò dicendo che fra un’ora sarebbe ritornata. Ora ero tranquilla, volevo riflettere e ricomporre un po’ tutto il puzzle della mia vita, quando sentii bussare alla porta, era di nuovo la Dott.ssa che mi disse “Giulia, mi spiace disturbarti ma c’è una persona che ha tanto insistito e vuole vederti, è Don Filippo, il prete della tua parrocchia”.
Le dissi di farlo entrare e di lasciarci soli.
Don Filippo prese una sedia e si mise a fianco del mio letto, venne subito al dunque dicendomi “Sono stato informato dell’accaduto dai tuoi suoceri, mi dispiace molto vederti in queste condizioni e prego Dio che non possa più succedere, vedrai che tutto si sistemerà e i lividi andranno via, preghiamo insieme Padre Nostro che ti aiuti”.
Pensavo che finisse la solita filippica ed invece continuò “I tuoi suoceri sono molto dispiaciuti per quello che è successo, faranno sicuramente la ramanzina al loro figlio, forse avevi fatto qualcosa che non andava bene, per questo lui si è arrabbiato e se l’è presa con te. Devi comportarti bene e vedrai che tutto si calmerà. Ultima cosa, non denunciarlo altrimenti succede il finimondo”, non fece neppure il tempo di finire la frase che mi attaccai
al campanello urlando. La Dott.ssa entrò di corsa e le dissi disperata di mandarlo via, che lui non era un prete ma un demone, lo gridai con tutta la forza che avevo.
Don Filippo prese la sua borsa e uscì immediatamente dalla stanza.
Mi sentivo molto stanca e schifata delle cose che mi aveva detto, chiesi alla Dott.ssa di chiamare la Polizia, ero ormai convinta e decisa che dovevo confessare tutto, per potermi riscattare da quello che avevo subito per diversi lunghi anni.
Poco dopo arrivò il Capo della Polizia e con una gentilezza fuori dal comune mi mise a mio agio e cominciai a raccontargli tutto.
Era l’ennesimo atto di violenza che avevo subito e mi chiese di raccontargli quale era stato l’episodio scatenante.
Gli raccontai che avevo fatto una cosa brutta, avevo messo un paio di jeans e che per mio marito erano un abbigliamento per donne di malaffare. Quel giorno ero sola a casa, avevo un paio di jeans che tenevo nascosti dentro ad uno scatolone, con i miei giochi di quand’ero bambina e dove lui non avrebbe mai guardato.
Era una giornata soleggiata, ero contenta, ero sola e potevo fare quello che volevo, indossai i jeans e inforcai la bicicletta per andare a correre lungo i campi, attorno a casa.
Ero la persona più felice del mondo perché respiravo aria di libertà, ero sola in mezzo ai campi, con i miei adorati jeans.
La sfortuna volle che lui rientrò prima del previsto e mi vide con i jeans addosso. Da lì cominciò tutta la sua violenza, mi buttò a terra, mi rovesciò addosso tutto quello che gli capitava tra le mani, poi mi legò le braccia dietro alla schiena e iniziò a versarmi dell’acqua nelle orecchie, sentivo un male atroce, lo supplicai di lasciarmi stare, gli chiesi perdono.
Non mi ascoltò, cominciarono i calci e i pugni su tutto il corpo fino allo sfinimento.
Urlavo e piangevo, ma lui non mi badava. Un mio vicino di casa, fortunatamente, chiamò il 113 e grazie al cielo ora sono qui, viva, a raccontare quanto è accaduto.
Avevo sbagliato, avevo indossato i jeans.
Il Capo della Polizia prese nota di tutto e mi disse “Giulia, lei è una persona stupenda, ora stia tranquilla, non voglio sapere altro, penserò io a tutto”.
Feci un respiro profondo e dolorante, ero felice perché per la prima volta avevo avuto il coraggio di parlare, mi salutò e uscì dalla stanza.
Da lì a poco cominciai a sentire le mani e i piedi intorpidirsi, mi sentivo molto stanca e facevo fatica a deglutire, mi era venuto un sonno incredibile ma ero serena, avevo avuto la forza di parlare.
Suonai con fatica il campanello, la Dott.ssa corse subito da me e, prima ancora che io parlassi, mi disse “Giulia, hai una emorragia interna, faremo l’impossibile per salvarti, non pensare più a niente e rilassati”.
Furono le ultime parole che Giulia sentì.
Giulia è andata in cielo come un uccellino, dall’alto veglia su quelle donne che non hanno il coraggio di parlare.
Giulia è viva, viva per tutte noi.

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