Vai ai contenuti
Giovanni Macrì 2022
LAGUNANDO 2022 > selezionati 2022
ORTI DEI DOGI
ROMANZI
Nato a Messina.
Medico Odontoiatra con la passione per la scrittura.
Direttore artistico. Giurato.
Vincitore di premi per la Poesia e la Narrativa
Max integerrimo avvocato penalista si innamora della figlia di un ex diplomatico italiano in Francia, Sofie.
Lui, che da sempre era stato schivo dal voler distrarre il suo studio prima e poi il suo lavoro, anche con il solo approccio verso l’altro sesso vedendolo solo come una distrazione, trova invece in questa bellissima donna dagli occhi verde smeraldo, la sua… anima gemella.
È una storia d’amore, di amore sublime, ma…
  



Arcobaleno: riverbero di vita!



Questo mondo è coperto di tenebre, pochi vi possono veder chiaro: raro è chi si alza in volo verso il cielo come un uccello sfuggito dalla rete.
                                                                                                                        (Buddha)



Questa è la mia nostalgia
che in ognuno
mi traspare
ora ch’è notte
che la mia vita mi pare
una corolla
di tenebre

  
Così il grande poeta Giuseppe Ungaretti, con l’immagine della corolla nella lirica “I fiumi” compiendo un percorso mentale, una sorta di un flashback della sua esistenza attraverso la metafora di quattro fiumi che hanno segnato le quattro tappe più importanti della sua esistenza, richiamava l’idea della morte e della precarietà della vita.   
È la nostalgia del passato evocata da ognuno dei momenti salienti del suo percorso.
Ora che la notte lo avvolge e lo protegge con le sue tenebre, come la corolla fa con il suo fiore, cosa riserverà in più la vita stessa?

Ripercorreremo quindi passo passo la vita di Max cercando di comprendere appieno le sue gioie, le sue problematiche e l’intensità del suo dolore. In poche parole: il misterioso senso della vita.

Capitolo I

Massimiliano era il suo nome, ma sin da piccolo, sia in casa che a scuola e nella cerchia degli amici, tutti lo avevano chiamato Max. Forse per dare un tocco di scenario hollywoodiano o forse perché ogni volta che lo avessero chiamato bisognava spendere tanto in termini di fiato e si sa quanto questo sia prezioso e non va consumato inutilmente.
Sin da piccolo aveva sempre dimostrato di possedere una mente agile e veloce nell’apprendere. Mente che naturalmente teneva costantemente in allenamento divorando qualsiasi libro di avventura o fantasy o anche articolo di giornale che gli fosse capitato per le mani. Un fenomeno!
Era cresciuto come si suol dire… a pane e libri!
Tant’è che si era laureato in legge, nel 1975, a soli ventun anni, bruciando le tappe, in appena tre anni e una sessione con il massimo dei voti e subito aveva iniziato a fare pratica legale nello studio di un noto penalista della sua città. Una volta concluso il periodo di tirocinio e presa l’abilitazione presso la sede della Corte d’Appello sostenendo i tre esami scritti e quello orale a pieni voti, stupendo peraltro la commissione giudicatrice per la sua preparazione, continuò un paio di anni nello studio del suo maestro per poi aprirne uno in proprio. Sin dal primo momento si fece valere nelle aule di tribunale, vestito della classica toga nera impreziosita da cordoniere dorate, regalatagli dai suoi genitori, meritandosi anche dai vari “principi del foro”, dai vari “volponi” del mestiere, tanto rispetto.
Riusciva a vincere le cause prima di discuterle, durante il dibattimento o prima dell’arringa finale. Era diventato il terrore dei pubblici ministeri ottenendo di fare assolvere, sempre in ambito penale, moltissimi dei suoi assistiti. Certo, qualche causa impossibile l’aveva anche persa, ma nel suo palmares di vittorie queste si contavano sulla punta di una mano.
La sua parlantina inesauribile e la conoscenza di tutte le leggi e delle varie sentenze a ritroso nel tempo lo ponevano a un livello superiore rispetto a tutti gli altri suoi colleghi. Addirittura riusciva a mettere in difficoltà anche qualche Giudice.
E come soleva asserire il giurista e avvocato di metà novecento, Francesco Carnelutti, il suo mentore, l’uomo cui Max si era sempre idealmente rapportato: “La parola è suono, l’eloquenza è musica, la più alta forma dell’arte. Perciò se l’eloquenza decade, decade l’avvocatura!”.
Le sue arringhe erano sempre dei capolavori da emulare.
Max diceva sempre che non ci sono regole ferree per vincere un processo, o più correttamente per dimostrare l’innocenza di un assistito, perché dietro una toga c’è sempre una persona. Un uomo o una donna. Un essere umano con le nostre stesse ambizioni, paure, sogni, sentimenti buoni o cattivi.
Bisognava quindi capire quella persona e far sì che per un attimo quel Giudice, si impersonasse nella storia dell’imputato. Bisognava creare un processo empatico tra il giudicante e il giudicato.
In poche parole bisognava rendere il Giudice uguale al proprio assistito!
Una volta difese un pregiudicato che era agli arresti domiciliari e che le autorità competenti di controllo lo avevano trovato, anche se pochi metri, fuori la sua abitazione, esordendo: “Esimio signor Giudice, se mi trovassi al suo posto, io, quello che oggi sono qui a difendere, lo avrei già condannato! Ma dobbiamo considerare il fatto che lui vive da solo e dovendo conferire la sua spazzatura al cassonetto che si trova fuori della sua abitazione, in pantofole e pigiama, ha dovuto necessariamente oltrepassare i limiti impostigli e attraversare la strada per disfarsi del sacchetto. Ecco che le autorità che si trovavano a passare, conoscendo la sua situazione di pregiudicato sottoposto a misura cautelare coercitiva, lo hanno fermato e arrestato per evasione. Come si può negare quindi il diritto/dovere di sbarazzarsi dei propri rifiuti in tale circostanza? È questo un chiaro caso di indispensabili esigenze di vita, ovvero un’interpretazione estensiva del comma 3 dell’articolo 284 c.p.p. che si può ottenere senza autorizzazione del Giudice!”.
Vincendo così la causa del suo assistito!
Un’altra volta un quarantenne, in fase di indagini,  venne accusato di reati molto gravi. Il pubblico ministero chiese la carcerazione preventiva. Il Giudice istruttore autorizzò l’arresto e il periodo di reclusione prima del processo.
Max fece allora istanza al tribunale del Riesame e il suo cliente venne scarcerato!
Come?
Preparatolo per bene, fece raccontare al suo assistito, attraverso brevi flash, la sua vita in carcere.
L’uomo con dovizia di particolari e un certo pathos, lo fece.
Lui era un distinto professionista dal carattere buono e dai modi eleganti.
In aula disse, così come concordato, con grande dignità e sobrietà, che non riusciva più a stare in carcere a sopportare umiliazioni, botte, consuetudini, vizi, vezzi e discorsi di persone distanti da lui.
Il Presidente di quel Tribunale che aveva la sua stessa età e forse gli somigliava come carattere mite e modi eleganti, sembrava, ascoltandolo, che nella sua mente dicesse: “Quel giovane potrei essere io!”...  

(Continua)
Nella presente antologia è stata riportata solo la presentazione del romanzo.
Per l’Opera completa contattare l’Autore.
Torna ai contenuti